L’influenza quest’anno non ha aspettato l’inverno pieno per farsi sentire. È arrivata prima, con numeri più alti rispetto alle stagioni precedenti, e sta già mettendo sotto pressione famiglie, scuole e servizi sanitari. A Verona i contagi stimati sono circa 11 mila, ma gli esperti avvertono: il picco deve ancora arrivare.
A livello nazionale, nell’ultima settimana il virus ha colpito altri 700 mila italiani, portando il totale a 4 milioni di casi, con un’incidenza di 12,4 persone ogni mille abitanti. Una crescita rapida, che secondo gli infettivologi è ancora in fase ascendente: la curva, spiegano, salirà ulteriormente tra Capodanno e la fine di gennaio, per poi iniziare lentamente a scendere.
Sintomi intensi e decorso classico
Il quadro clinico è quello tipico dell’influenza stagionale, ma spesso con un esordio brusco:
febbre alta e improvvisa, tosse secca, mal di gola, forte mal di testa, dolori muscolari e articolari, spossatezza marcata. I primi giorni sono generalmente i più difficili, seguiti da una ripresa graduale che può comunque richiedere una o due settimane, soprattutto nei soggetti più fragili.
Il virus responsabile e la nuova mutazione
Secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, il principale responsabile dei contagi di quest’anno è il virus influenzale A/H3N2. Si tratta di un ceppo già noto, ma che negli ultimi anni aveva circolato poco e che ora è tornato con una nuova mutazione, denominata “K”, emersa inizialmente nell’emisfero Sud.
Proprio questa mutazione ha contribuito, nei mesi scorsi, a prolungare la stagione influenzale in Australia e Nuova Zelanda, dove i contagi sono rimasti elevati per almeno un mese in più rispetto alla media. Il problema principale è che una larga parte della popolazione, in particolare i bambini, non ha difese immunitarie specifiche, rendendo il virus più contagioso.
Bambini piccoli i più colpiti
Ancora una volta, la fascia di età più interessata è quella dei bambini tra 0 e 4 anni, con un’incidenza di 38 casi ogni 1.000, circa tre volte superiore rispetto alla popolazione generale. Sono loro, spiegano gli esperti, i principali motori della diffusione del virus: frequentano ambienti chiusi, hanno contatti ravvicinati e, spesso, sintomi iniziali poco evidenti.
Le regioni che al momento registrano il maggior numero di infezioni sono Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna, ma l’aumento è diffuso in tutto il Paese.
L’appello dell’Istituto Superiore di Sanità
«Stiamo registrando un aumento sostenuto delle infezioni respiratorie», conferma Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS. «È probabile che nelle prossime settimane l’incidenza resti alta. Per questo ricordiamo che è ancora possibile vaccinarsi, perché il virus circolerà ancora a lungo».
Accanto alla vaccinazione, l’ISS raccomanda anche misure di prevenzione semplici ma fondamentali: igiene accurata delle mani, attenzione all’“etichetta respiratoria” (tossire in un fazzoletto o nell’incavo del braccio), evitare luoghi affollati in presenza di sintomi e limitare i contatti con persone fragili.
Dopo le feste atteso il vero picco
Gli esperti guardano con particolare attenzione alle prossime settimane. Le festività natalizie, con pranzi, viaggi, incontri familiari e la successiva riapertura delle scuole, potrebbero accelerare ulteriormente la diffusione del virus. Proprio i bambini, dopo i contatti ravvicinati delle feste, rischiano di essere il principale fattore di spinta del picco influenzale.
La preoccupazione maggiore riguarda le conseguenze sul sistema sanitario: ogni anno in Italia l’influenza e le sue complicanze causano circa 8 mila decessi, colpendo soprattutto anziani, malati cronici, oncologici e persone immunodepresse. Per questo i medici insistono: vaccinarsi significa proteggere se stessi e ridurre la pressione su pronto soccorso e ospedali.
Il messaggio finale è chiaro: la stagione influenzale è appena entrata nel vivo. C’è ancora tempo per prevenire, ma non per abbassare la guardia.
fonte: mafsalute.it
